Un’Italoamericana nel Parlamento Italiano – intervista all’on. Nissoli

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Un’Italoamericana nel Parlamento Italiano – intervista all’on. Nissoli

Gli italiani che vivono negli Stati Uniti hanno votato, come noi che viviamo in Italia, per le elezioni dello scorso febbraio. Tanti candidati, tutti mossi dal grande amore per l’Italia, divisi in formazioni politiche a volte identiche a quelle che si fronteggiavano in Italia, a volte diverse: in una circoscrizione elettorale gigantesca che comprende Stati Uniti, Canada e Messico. Se al Senato l’ha spuntata Ron Turano, di Chicago, alla Camera sono state elette due donne: la Parlamentare che ha preso i suoi voti per la gran parte negli USA si chiama Angela Fucsia Nissoli, coniugata Fitzgerald. La ringraziamo molto per aver potuto, tra un voto d’aula e un aereo sull’oceano, raccontarsi un po’ a noi e ai nostri lettori.

On. Nissoli, lei è nata in Italia ed è poi emigrata negli Stati Uniti: ha vissuto esattamente metà della sua vita in Italia, e metà negli USA. Ci racconta un po’ la sua storia, in particolare dopo che è arrivata in America?

Si, sono nata in Italia, nella provincia di Bergamo da papà lombardo e mamma siciliana. Negli USA ci sono arrivata nel 1989 quando ho incontrato mio marito americano ed originario di Chicago. Vivo quindi negli USA da quasi 25 anni, sono sposata e ho 3 splendidi figli: Melania 22, Pauline 17 e Thomas 13. Pur vivendo negli Stati Uniti da parecchi anni ho fatto ben 12 traslochi, per cui posso dire che conosco abbastanza bene le diversità che presentano e posso dire che amo questo Paese nel quale mi sento integrata sotto ogni punto di vista: tuttavia conservo profondamente radicata nel mio cuore la mia italianità, l’amore per la nostra bella Patria. Da anni opero nel volontariato, nel sociale e mi piace aiutare le persone in difficoltà. Queste attività mi hanno permesso di essere in stretto contatto con numerose realtà e ho avuto la possibilità di conoscere tanta gente personalmente, le loro storie, stringendo un forte legame con la comunità italiana. Inoltre, ho sempre contribuito nel mio piccolo a diffondere la cultura e la lingua italiana, infatti fin da piccoli ho instillato nel cuore dei miei figli l’amore e l’orgoglio per il tricolore e li ho aperti a tutte le tradizioni italiane comprese le festività tradizionali.

Lei è una dei tre componenti del Parlamento Italiano eletti nella circoscrizione elettorale che comprende gli Stati Uniti: tra l’altro, per la prima volta dagli USA quest’anno c’è una componente femminile (Lei come anche l’Onorevole La Marca, che però ha la sua constituency soprattutto in Canada). Quanti sono gli italiani aventi diritto a votare nella sua circoscrizione, e quanti hanno votato lei?

Nella mia Ripartizione, dai consolati, sono stati inviati 328.788 plichi elettorali dal cui contenuto sono state restituite il 29,87% delle buste elettorali. Io ho ricevuto 6.340 voti.

Com’è la vita da Parlamentare? Se l’aspettava così, o c’è qualcosa che l’ha sorpresa, sia in positivo che in negativo?

Questa esperienza è straordinaria e coinvolge le emozioni e l’intelligenza in una sfida per il bene comune, oltre gli interessi di parte, guardando al futuro di una grande Italia che va oltre i confini nazionali.
Ho avuto e sto avendo la possibilità di entrare nei cuori delle persone, di capire i loro bisogni, le loro necessità: mi sono resa conto che il modo di fare di alcuni politici non è lo specchio del senso civico degli italiani e della loro cultura. Sto incontrando in Parlamento tante persone nuove, ho scoperto una realtà viva di persone coraggiose, desiderose di agire, appassionate e disponibili a lavorare per il bene dell’Italia facendola diventare un Paese all’avanguardia capace di cogliere le sfide del presente e del futuro: sento davvero un cambiamento positivo. Sono molto ottimista e sono certa che il futuro delle nuove generazioni andrà sempre migliorando.

Alcuni sostengono che la Circoscrizione estera andrebbe eliminata, e che si dovrebbero trovare forme di coinvolgimento degli italiani all’estero diverse da quelle che prevedono la partecipazione alle elezioni. Lei cosa ne pensa?

La Circoscrizione estero non andrebbe eliminata ma riformata, a tal proposito la scorsa settimana ho promosso un seminario proprio sulla riforma del voto all’estero. Il voto per corrispondenza ha dimostrato tutte le sue fragilità e dovrà presto cedere il passo all’utilizzo di supporti informatici. E questo è il momento più propizio per sperimentare tra le comunità all’estero il voto telematico: quello, non vi sono dubbi, sarà il futuro del voto tanto per la Circoscrizione estero quanto per l’Italia. Quando ciò accadrà, dipende dalla rapidità con cui politica e società recepiranno gli input che, pure, sono emersi durante il seminario di studi su “La circoscrizione estero e la riforma del voto all’estero”. Il seminario ha inteso offrire una occasione per riflettere sul futuro della circoscrizione estero in un momento delicato del nostro Paese, che si appresta ad un cambiamento radicale nell’assetto delle proprie istituzioni. E se si parla di riforme, non si può prescindere da quella della legge elettorale, in Italia e all’estero.
Quindi sicuramente il voto all’estero va rivisto e riformato ma abolirlo significherebbe disconoscere in un colpo solo milioni di Italiani. E questo gli Italiani, che hanno dovuto, loro malgrado, emigrare per dare un futuro migliore alle loro famiglie, non se lo meritano. Quindi il mio obiettivo sarà quello di lavorare, nelle aule parlamentari, operando all’interno dello schieramento in cui sono stata eletta, affinché gli Italiani all’estero possano continuare a dar voce alle loro istanze e conservare le conquiste fin qui ottenute.

Quali sono gli argomenti che intende portare avanti per rappresentare le più importanti esigenze dei suoi elettori?

Un argomento che intendo portare avanti riguarda i giovani che emigrano dall’Italia. Il fenomeno delle migrazioni giovanili verso l’estero sta raggiungendo livelli preoccupanti. E’ il sintomo di un malessere che purtroppo sta coinvolgendo il nostro Paese. Ritengo assolutamente necessaria una politica di apertura che possa venire incontro alle esigenze dei nostri giovani in cerca di occupazione, sempre più spesso oltre oceano. Un punto cruciale è l’informazione. I giovani devono poter avere una guida che li aiuti a destreggiarsi meglio in un Paese competitivo e complesso, dal punto di vista delle immigrazioni, come l’America. Sarebbe importante che i consolati istituissero un ufficio dedicato a dare supporto in materia di visti, opportunità lavorative e assistenza sanitaria. Bisogna creare accordi con le università, per poter offrire già nella scuola un numero maggiore di programmi di scambio, e creare così l’opportunità di una formazione e di una esperienza internazionale e quindi competitiva. Inoltre ritengo che le numerose società italiane con sede negli USA dovrebbero aiutare e favorire l’inserimento dei nostri giovani al loro interno, attraverso una comunicazione più efficace e trasparente. E’ importante proporre programmi di scambio culturale per incoraggiare la mobilità dei giovani e stimolare la loro curiosità per il nostro Paese. Un’occasione unica di avvicinarli con semplicità alla cultura italiana in tutti i suoi aspetti, dalla cucina alla canzone, dall’arte alla letteratura. E poi puntare sulle associazioni e sulla creazione di eventi, feste, occasioni insomma in cui riunirsi, fare amicizie, condividere l’essere italiano o avere radici italiane… c’è ancora molto da fare!
Lo scorso 5 luglio ho presentato 3 progetti di legge su tematiche a mio avviso molto importanti per gli italiani all’estero concernenti il Museo dell’emigrazione Italiana, l’associazionismo in emigrazione e l’informazione di ritorno. Tutti questi sono temi tesi a preservare la memoria della diaspora italiana nel mondo ed a conservare vivo il legame con la comunità di origine. In seguito ad una visita al Museo dell’emigrazione Italiana (MEI), ho ritenuto che l’immenso patrimonio culturale in esso contenuto dovesse continuare ad essere fruibile in una struttura come quella esistente poiché in essa è possibile toccare con mano la storia della nostra gente, attraverso un percorso organizzato dove le testimonianze diventano storia vissuta del nostro Paese, inscindibile dal resto. Per questo, per permettere l’esistenza in vita del Museo e la sua stabilizzazione, ho ritenuto di presentare una proposta di legge – sulle orme già percorse da miei colleghi, in primis l’on. Narducci – recependo le osservazioni fatte nella scorsa legislatura, per arrivare a dare stabilità al MEI. L’obiettivo è quella di approvarla in maniera bipartisan come già si era profilato in passato e finalmente dare collocazione certa ad un Museo che è il luogo della memoria di una parte fondamentale della nostra storia: quella dell’emigrazione.
Allo stesso tempo, ho ritenuto che le vicende attuali legate all’emigrazione debbano essere cosa nota anche agli italiani che sono sul territorio nazionale per contribuire a rafforzare quel legame ideale tra le due Italia. Infatti, ho promosso un progetto di legge sull’informazione di ritorno e l’informazione italiana per l’estero in cui si chiede all’emittente pubblica che “nella definizione dei contenuti della programmazione per l’estero della società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e il Ministro dello sviluppo economico, nel fissare le linee-guida sul contenuto degli ulteriori obblighi del servizio pubblico generale radiotelevisivo”… tengano conto “delle proposte delle associazioni degli italiani all’estero e delle realtà regionali al fine di promuovere il «sistema Italia» attraverso la valorizzazione dei prodotti tipici, delle eccellenze italiane, delle iniziative culturali e imprenditoriali e delle concrete possibilità di interscambio economico-sociale con le comunità italiane all’estero e, in particolare, con i giovani che ne fanno parte”. Ed invece per l’informazione proveniente dall’estero, “al fine di favorire la piena e concreta partecipazione dei cittadini italiani residenti all’estero alla vita politica e sociale del Paese e di agevolare la conoscenza delle attività culturali, scientifiche ed economiche degli italiani all’estero”, ritengo che “la società cui è affidato mediante concessione il servizio pubblico generale radiotelevisivo garantisce la produzione e la diffusione sulle reti nazionali, in tutte le fasce orarie, comprese quelle di maggior ascolto, e sulle reti dedicate alle trasmissioni rivolte alle comunità italiane all’estero, di contenuti radiotelevisivi originali provenienti dalle comunità di cittadini italiani residenti all’estero per una percentuale non inferiore al 5 per cento delle rispettive programmazioni”.
Inoltre, per rafforzare il legame con la terra di origine, ho presentato un progetto di legge sull’associazionismo in emigrazione in cui, recependo anche i preziosi suggerimenti scaturiti in un recente convegno, al quale hanno partecipato anche il Presidente Monti ed il Ministro Kyenge, oltre al mondo dell’associazionismo, si prevede la riforma della legge 383/2000 sull’associazionismo sociale per permetterne l’applicazione alle associazioni operanti per le comunità italiane all’estero, in rispetto del fondamentale diritto di uguaglianza stabilito dall’art. 3 della Costituzione.
Infine, mi sto impegnando molto sul tema della cittadinanza, facendo inserire un comma in un disegno di legge proposto dal mio gruppo politico in cui si prevede il riacquisto immediato della cittadinanza per i nati in Italia che recatisi all’estero l’abbiano persa. Infine, lo scorso mercoledì ho presentato un emendamento al cosiddetto Decreto “Fare”, in Commissione bilancio, in cui si prevede che “I nati in Italia, figli di almeno un genitore italiano, che hanno perso la cittadinanza in seguito ad espatrio, per cause non direttamente imputabili a loro stessi o per motivi di lavoro, riacquistano la cittadinanza italiana nelle forme previste dalla legge purché ciò non sia in contrasto con accordi bilaterali internazionali in vigore”.

Lei vive ormai fra Roma e il Connecticut, dove ha la sua residenza americana: proprio a Newtown, dove lo scorso dicembre è avvenuta l’orrenda strage alla scuola elementare Sandy Hook. Non è difficile portare avanti un’attività che prevede cospicuamente la sua presenza sulle due diverse sponde dell’Atlantico?

Si, vivo a Newtown dove lo scorso dicembre purtroppo è accaduta quella orribile strage alla scuola elementare di Sandy Hook e il pensiero di quei piccoli Angeli della mia Comunità volati in cielo troppo presto mi lascia ancora incredula. Newtown e’ un bella cittadina, tanta natura, cavalli e gente onesta. Possiamo solo continuare a pregare per questi piccoli Angioletti …
Non è semplicissimo portare avanti un’attività che prevede la mia presenza sulle due diverse sponde dell’oceano, ma non è impossibile, anzi con un po’ di organizzazione e buona volontà tutto si fa! Certo, sono consapevole del fatto che sto, in qualche maniera, rinunciando a tanto come essere a casa in tempo per la cena o essere presente alla recita di mio figlio, ma dopo un lungo esame di coscienza e una profonda valutazione, ho sentito la necessità di candidarmi per dare una voce a tutte quelle persone e per aiutare a rinnovare l’Italia. Non avrei mai pensato di vincere! E invece eccomi qua: è venuto quindi per me il momento “to give back” perché ho avuto tanto dalla vita. Quindi sto facendo del mio meglio per non deludere quegli italiani che dandomi fiducia hanno scritto il mio nome sulla scheda elettorale.

In conclusione: che differenza vede, dal suo punto di vista, tra il mondo della politica in Italia e quello negli Stati Uniti? Cosa dovremmo imparare da loro?

Tanto per cominciare in Usa esistono due partiti: uno al Governo e l’altro all’opposizione. Tutti i Deputati e Senatori sono eletti tramite il voto diretto del Popolo, la nostra legge elettorale, diversa da quella che vige nella Circoscrizione estera dove ci sono le preferenze, fa venire i brividi ai politici americani per non parlare dei rimborsi elettorali che dovrebbero essere eliminati perché sono a carico dei cittadini e vengono gestiti dai partiti. E’ ovvio che tutto ciò ha portato ad una crisi profonda, sono stati chiesti sacrifici agli italiani, la gente ha perso la fiducia nella politica, è stanca ed arrabbiata. Noi politici dobbiamo essere i primi a dare il buon esempio accettando di eliminare i propri privilegi.
Dagli americani dovremmo imparare il grande rispetto che hanno per le Istituzioni ed il grande orgoglio per la propria Patria. Dovremmo insegnare il senso civico già in primissima età all’inizio della scuola elementare, come fanno i bimbi in ogni scuola americana che ogni mattina con la mano sul petto, in piedi, proclamano il “pledge of allegiance” alla bandiera americana. Dovremmo imparare a pagare tutti le tasse, perché pagare le tasse è un nostro dovere e così i servizi funzionerebbero meglio anche in Italia.

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