Ratifica ed esecuzione del Protocollo concernente le preoccupazioni del popolo irlandese relative al Trattato di Lisbona, fatto a Bruxelles il 13 giugno 2012

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Ratifica ed esecuzione del Protocollo concernente le preoccupazioni del popolo irlandese relative al Trattato di Lisbona, fatto a Bruxelles il 13 giugno 2012

Aula di Montecitorio – Intervento on. FitzGerald Nissoli

Signor Presidente,

Onorevoli Deputati

Il Gruppo per l’Italia, voterà favorevolmente la ratifica del Protocollo che l’Italia ha firmato il 16 maggio del 2012, per dare una risposta positiva alle preoccupazioni espresse dal popolo irlandese in occasione della loro accoglienza, con referendum, del Trattato di Lisbona.

Voglio ricordare che il Trattato di Lisbona è stato approvato dall’Irlanda a seguito del risultato positivo del referendum del 3 ottobre 2009, con il 20,5 % di irlandesi che cambiò opinione rispetto all’anno precedente, un consenso che raggiunse il 67,13 % e che portò l’Irlanda ad abbracciare l’Europa in maniera chiara ed evidente.

In quell’occasione l’opinione pubblica irlandese risentì sicuramente della necessità/dell’utilità di beneficiare del supporto dell’Unione nella strategia di ripresa economica, pur manifestando le sue preoccupazioni sui valori

Allora, da Dublino, arrivò un messaggio di speranza verso il futuro dell’Unione, oggi dobbiamo cogliere l’occasione della ratifica di questo Protocollo per fare in modo che si possa rilanciare la fiducia nell’UE alla vigilia delle elezioni che rinnoveranno il Parlamento europeo e lavorare per costruire delle Istituzioni al servizio dei cittadini europei ed allo stesso tempo costruire un soggetto forte e unitario sulla scena mondiale.

Allo stesso tempo il richiamo a determinati valori molto sentiti da una comunità, così come espressi dal Protocollo in questione, rilancia la necessità di un accorciamento delle distanze tra i cittadini e le istituzioni dell’Ue in modo da aumentare la fiducia in essa vista che la sfiducia nell’Europa non dipende da una ostilità preconcetta.

Il nostro voto, oggi, sara’ favorevole perchè questa ratifica va nella giusta direzione del rafforzamento e non dell’indebolimento dell’Unione. Perche’ e’ un passo avanti verso l’Europa dei popoli.

Lo sappiamo, gran parte dei sentimenti anti-europei, – alcuni comprensibili, ma figli di una lettura dell’Europa senza memoria, senza realismo, a volte senza scrupolo, e sempre senza visione, – si basano su questioni economiche.

Nascono dalla crisi economica e sociale e, in qualche misura, hanno sempre a che fare con il timore del danno economico. Sono spesso anche questi timori e questi sentimenti infondati. Perchè senza l’Unione Europea questa crisi, la piu’ grave crisi finanziaria, economica e sociale da un secolo – piu’ grave di quella di Wall Street del 1929 – avrebbe lasciato sul campo molte piu’ vittime. L’uscita dall’euro e l’annullamento unilaterale del debito porterebbe all’azzeramento di molti servizi pubblici, al disastro sociale non per i ricchi ma per chi sta peggio.

Quella crisi, dopo il 1929, meno grave di quella di questi ultimi anni, porto’ ai fascismi, al nazismo, alla Seconda Guerra Mondiale. L’Unione Europea – lo ricordo anche alle giovani generazioni, quella dei miei figli – con la sua esistenza, ha impedito tutto questo.

Questa ratifica dice che dobbiamo rispettare profondamente, in Europa, in Irlanda, i diritti della persona. Risponde a questa preoccupazione.

Non tutto ciò che ci arriva dall’Europa e’ un obbligo, se va contro il diritto naturale e la Costituzione. Il diritto naturale e le Costituzioni contano. I popoli contano. Noi ratifichiamo questo, oggi.

Voglio solo fare un esempio: nei giorni scorsi nel nostro paese si sono create divisioni sulla strategia “contro la discriminazione”. Un manuale diffuso nelle scuole italiane ha sollevato con le sue definizioni forti resistenze da parte delle famiglie. Far passare come un obbligo che deriva dalla nostra adesione all’Europa questa strategia semplificatrice, che complica le idee e la vita di tanti, in Irlanda non si sarebbe nemmeno posto.

L’Irlanda chiede che si faccia un esplicito riconoscimento del diritto naturale. Un diritto naturale che sostiene una serie di diritti non scritti nelle leggi e che, tuttavia, per la stessa Corte costituzionale irlandese, più volte, sono stati richiamati e indicati come tra i più ovvi e importanti diritti personali. Il diritto naturale l’Irlanda lo richiama con forza quando, per esempio, sostiene che lo Stato riconosce il diritto alla vita del nascituro, che non vuol dire che lo Stato non abbia la responsabilità di tutelare la salute e le donne.

Lo richiama quando sostiene che lo Stato riconosce la famiglia come gruppo naturale, primario e fondamentale della società e come istituzione morale che possiede diritti inalienabili che precedono e stanno sopra o prima di ogni legge positiva. E che lo Stato ha solo il compito di riconoscere, come fa la nostra Costituzione.

Giorgio La Pira si batte’ per questo, quando si discusse qui in Parlamento dell’articolo 3: lo Stato riconosce diritti che stanno prima dello Stato stesso.

Per questo, lo Stato irlandese riconosce la famiglia e per questo riconosce il ruolo educativo della famiglia (l’articolo 42 della Costituzione irlandese) come luogo naturale dell’educazione del bambino che garantisce ai genitori il diritto di provvedere, secondo i propri mezzi, all’educazione morale, religiosa, intellettuale, fisica e sociale dei loro figli.

Questa ratifica fa bene all’Europa. L’Europa dei popoli e non solo economica o tecnocratica. E’ un modo di rispettare i sentimenti dei popoli e di costruire un’Europa più unita, perchè plurale e senza forzature che generano sentimenti antieuropeisti.

Per questo, convintamente, voteremo favorevolmente questa ratifica.

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