PACCHETTO SICUREZZA: NESSUN SEGNALE PER L’ESTERO – di Fucsia Nissoli

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PACCHETTO SICUREZZA: NESSUN SEGNALE PER L’ESTERO – di Fucsia Nissoli

PACCHETTO SICUREZZA: NESSUN SEGNALE PER L’ESTERO – DI FUCSIA NISSOLI
30/07/2019 – 20:08

ROMA\ aise\ – “La Camera dei Deputati, la scorsa settimana, ha varato anche il secondo decreto sicurezza, con l’apposizione della fiducia sul testo del Governo, che, quindi, è risultato immodificabile. Nel primo decreto sicurezza si affrontava anche alcune tematiche legate alla cittadinanza, come l’acquisto della cittadinanza iure matrimonii e si introduceva, come requisito per ottenere la cittadinanza, la certificazione di conoscenza linguistica a livello B1 del Quadro europeo di riferimento che presuppone una conoscenza abbastanza avanzata della lingua e non una semplice conoscenza. Tale cosa ha creato parecchi disagi alle famiglie di italiani all’estero con coniuge straniero e che vuole acquistare la cittadinanza italiana iure matrimonii: una vera e propria emergenza che si poteva risolvere correggendo il testo di legge precedente usando questo nuovo provvedimento, ma così non è stato!”. Così scrive Fucsia Nissoli, deputata di Forza Italia eletta in Centro e Nord America, nell’articolo firmato per “America oggi”, quotidiano diretto a New York da Andrea Mantineo, pubblicato domenica scorsa.
“Infatti, non è stato possibile fare emendamenti ma quello che stupisce di più e che non è stato possibile neanche discutere il mio ordine del giorno che voleva impegnare il Governo ad adottare ogni opportuna iniziativa volta a rivedere la norma che richiedeva la certificazione linguistica B1, per superare le numerose criticità riscontrate per il rilascio della certificazione, e, in ogni caso, per eliminare un elemento di discriminazione nei confronti di coloro che sono legalmente sposati con cittadini italiani, nel pieno interesse delle famiglie dei nostri connazionali residenti all’estero.
Infatti, ci troviamo di fronte alla situazione in cui chi fa parte di una famiglia italiana mista per ottenere la cittadinanza, iure matrimonii, deve produrre una certificazione linguistica che, per la scarsità della rete degli enti certificatori all’estero è una cosa abbastanza complicata, mentre chi fa richiesta di cittadinanza iure sanguinis può anche non conoscere l’italiano!
Avevo già fatto una interrogazione a risposta immediata, nell’Aula di Montecitorio al Ministro dell’Istruzione, affinché venisse incontro alle esigenze dei coniugi non italiani degli italiani all’estero potenziando la rete degli enti certificatori sul territorio estero oppure introducendo una certificazione online, ma dalla risposta avevo capito che il Ministro non era a conoscenza del problema. Ora credo che sia passato un tempo sufficiente per affrontare la questione e correggere quello che non andava, magari eliminando l’esame di lingua per l’acquisto della cittadinanza iure matrimonii oppure venendo incontro alle esigenze di una rete capillare di certificazione anche online!
Per queste ragioni chiedo di nuovo al Governo, da queste pagine, di affrontare il problema ed evitare che gli italiani all’estero debbano subire, come famiglia, anche il disagio di andare in cerca di enti certificatori a migliaia di chilometri di distanza!
Se il Governo del cambiamento vuole veramente cambiare rotta nell’interesse degli italiani all’estero lo può dimostrare con poco: basta accorgersi delle ripercussioni negative che alcuni provvedimenti, come quello sulla certificazione linguistica, hanno su chi vive all’estero e di conseguenza cambiarli! Altrimenti sono sole parole e non cambia un bel niente!”. (aise)

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