La nuova Cooperazione allo sviluppo dell’Italia

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La nuova Cooperazione allo sviluppo dell’Italia

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Finalmente, dopo tentativi decennali si è riusciti ad arrivare ad una riforma condivisa della Cooperazione allo sviluppo, adeguata ai tempi ed in grado di coinvolgere la società civile in maniera più profonda.

La legge di riforma della Cooperazione, infatti, è stata approvata senza voti contrari sia dal Senato che dalla Camera: si è stati capaci almeno questa volta di mettere al centro l’Italia ed un progetto in grado di metterla al passo con i tempi rendendola più efficace ed efficiente in un contesto sinergico di Sistema Paese.

In effetti, ci sono diverse novità nella riorganizzazione della Cooperazione italiana individuabili in alcuni aspetti sia di carattere politico-istituzionale che organizzativo.

Infatti, con la riforma la Cooperazione italiana avrà un ruolo politico molto più evidente sintetizzabile nel cambiamento del nome del Ministero degli affari esteri in “Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale” a testimonianza del fatto che la Cooperazione è inserita a pieno titolo nella politica estera italiana e del ruolo di regia politica svolto dalla Farnesina nell’individuare le linee strategiche di cooperazione internazionale allo sviluppo, insieme al Parlamento ed agli stakeholder non istituzionali.

Inoltre, viene istituito il Comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo (CICS), “con il compito di assicurare la programmazione ed il coordinamento di tutte le attività” di cooperazione “nonché la coerenza delle politiche nazionali con i fini della cooperazione allo sviluppo”.

Un altro aspetto molto innovativo e qualificante è la creazione dell’Agenzia italiana per la cooperazione, con autonomia di bilancio e di organizzazione.

La Cooperazione si avvarrà anche di un cosiddetto braccio finanziario individuato nella Cassa depositi e prestiti S.p.A., che fungerà da Banca di sistema per la cooperazione internazionale allo sviluppo, in grado di intercettare fondi all’uopo.

Ed infine, cambia anche la concezione della cooperazione come strumento esclusivamente pubblico permettendo ai privati di entrare come contributore, riconoscendo il fine sociale attraverso la detraibilità fiscale dell’impegno oneroso affrontato.

Un cambiamento in positivo che dovrebbe permettere di raddoppiare in pochi anni la percentuale di Pil che l’Italia destina agli aiuti.

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